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In Riva all’Acqua – Recensione

 

Quando si affronta lo studio della medicina cinese credo che vengano trascurate molte cose. Una di queste è certamente l’importanza del contesto. Se volete fare il pieno di contesto vi consiglio di partire dalla letteratura cinese. Ci sono alcuni libri che certamente sono più rilevanti di altri nel trasmettere questa tradizione. In Riva all’Acqua è certamente uno di questi.

Lo Shui Hu Zhuan 水滸傳 – letteralmente “In Riva All’Acqua” – è uno dei quattro romanzi cinesi classici insieme al Viaggio in Occidente, Il Romanzo dei Tre Regni e il Sogno della Camera Rossa. Solitamente ne considero uno in più, quindi 5 romanzi, perchè amo includere il Jing Ping Mei.

Sapete quanto ami leggere e i buoni libri, siamo fortunati ad avere un’ottima traduzione integrale di questo volume che ci permette di assaporare un racconto avvincente e sfaccettato con le comodità della nostra lingua madre. Ringrazio la casa editrice Luni per aver reso tutto questo possibile!

 

In Riva all’Acqua

Se pensiamo ad un romanzo cinese storico ci viene in mente qualcosa di noioso. Dimenticatelo! In riva all’acqua è un romanzo straordinario. 

Fa parte dei 5 libri più importanti della tradizione cinese umanistica, al pari della nostra divina commedia o del decamerone, amo paragonarlo alla storia dei 3 moschettieri, ma in versione cinese. 

La Trama

La storia è quella di 108 uomini dai saldi principi morali, fedeli all’Imperatore – (talvolta un pò maneschi e avvezzi alle grandi bevute) – costretti a darsi al brigantaggio (ritirandosi nelle paludi sotto i monti Liang) a causa della dilagante corruzione della classe dirigente dei funzionari imperiali: l’establishment. Dopo mille peripezie radunano un esercito, sconfiggono i cattivi corrotti e ritornano al servizio dell’Imperatore.

Una storia ben intrecciata che ha un pò di tutto: una robusta dose di azione, un pò di briganti e un pò di onorato servizio per l’imperatore, molte amicizie, qualche fantasma che piacce sempre, un pizzico di taoismo e una spolverata di buddismo, il tutto servito sul piatto di un grande disegno per cui ciascuno di questi eroi sarebbe in realtà uno spirito divino re-incarnato per portare a termine un disegno celeste.

Kunyoshi: il disegnatore dello Shui Hu Zhuan!

Potreste aver già incontrato questi personaggi, senza saperlo. Nei dipinti giapponesi, scambiandoli erroneamente per samurai oppure tatuati direttamente sul corpo di alcune persone. Kunyoshi è un importante pittore giapponese che, pensate, è diventato famoso (inizio 1800)  solo dopo aver tracciato il dipinto di ciascuno di questi 108 personaggi. Disegni così dettagliati da sembrare vere e proprie biografie. Nei disegni di Kuniyoshi ciascun brigante viene disegnato con cura dei particolari, tatuaggi ed elementi che permettono di distinguere il suo nome e la sua storia all’interno del libro. 

Confesso di essermi divertito non poco a cercar di dare un nome e collegare una parte della storia alle tavole del maestro giapponese. Il disegno, così come il film, non è all’altezza del libro, ma queste tavole, senza la pretesa di voler riassumere nulla, restituiscono un’immagine ingrandita e ancora più sfaccettata della moltitudine di grandi uomini la cui leggenda è sopravvissuta sino a noi.

La traduzione di Luni Editrice

La traduzione a cura di Balduzzi ha dell’incredibile. Riesce a rendere non solo leggibile per il lettore occidentale moderno un romanzo storico cinese. Ma riesce addirittura a renderlo snello, appassionante, coinvolgente, addirittura spassoso. Molti concetti che andrebbero ad appesantire il testo durante la lettura sono accorpati alla fine in un repertorio di note. Neanche da dire, io mi divertivo a leggere solo il reperto con tutte le sue ricercate minuzie particolarità.

 

Le parole dell’autore

La prefazione mi ha colpito non poco. Questo libro a differenza di altri non ha nessuna pretesa di complessità. Non viene scritto da un autore alla ricerca di fama, non viene scritto per trasmettere conoscenze per i lettori. Questo libro viene scritto per il piacere di scrivere e non desidera altro che offrire ai suoi lettori presenti e futuri il piacere di leggere. Una sorte di ode del tempo presente e del piacere di vivere. 

L’autore descrive se stesso come una persona semplice con una modesta casa posta sulla riva di un torrente. Qui ama ricevere amici e scrivere racconti fantastici per il piacere di farlo. E’ facile quindi immaginare questa casa sul fiume e questo manipolo di amici trasformarsi nei personaggi del racconto ed è commovente leggendo il libro ritrovare elementi delle vite di tutti i giorni di questi personaggi, in fondo come noi, che hanno vissuto così tanto tempo fa. 

Ma l’autore si spinge oltre, interrogandosi sul successo del suo libro, se incontrerà il gusto dei lettori che verranno in tempi futuri. Si chiede se lui stesso una volta reincarnato potrà avere occasione di rileggere il suo stesso libro e se lo troverà piacevole oppure no. 

L’eredità del libro

E in questo punto, senza nessuna pretesa di complessità, ci offre una profonda riflessione nel punto più inatteso del libro: la fine dell’introduzione. Se noi cessassimo di essere noi stessi e potessimo incontrarci, come ci troveremmo? Piacevoli o sgradevoli? amichevoli o ostili? Quali parti del nostro stesso carattere che in noi tolleriamo non riusciremmo ad accettare se ci incontrassimo come persone diverse? 

Questo punto ci offre una profonda chiave di lettura per il libro e per noi stessi. Ci offre uno strumento analitico per osservare il nostro carattere e migliorare la qualità delle nostre relazioni umane. Ma ci fa anche capire una tematica centrale di questo libro: come capire al meglio noi stessi e gli altri, come superare i nostri stessi limiti. Insomma le regole di costruzione dell’amicizia tra uomini.

Lasciatevi ispirare!

 

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