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“Dottore, chi pratica l’Agopuntura è un Medico?”

Questa domanda mi è stata rivolta molte volte, non raramente con una certa preoccupazione da parte di pazienti che vogliono sapere nelle mani di chi stanno affidando la propria salute.

La legge italiana è molto tutelante nei confronti del paziente. Per questo motivo ad oggi in Italia l’agopuntura può esser praticata dai soli medici abilitati alla professione.

Raggiungere le competenze per poter fare adeguatamente il mestiere dell’agopuntore è un percorso lungo, simile al conseguimento di una specializzazione medica, al pari di diventare un neurologo o un ortopedico. Per poter fare medicina cinese è infatti necessario completare gli studi in medicina, essere abilitati alla professione di medico e completare con successo un corso di studi di medicina cinese della durata di 3-4 anni.

Non è così ovunque: negli USA o in Inghilterra non è necessario essere medici per praticare l’agopuntura. La differenza è sostanziale. Avendo avuto l’occasione di lavorare negli Stati Uniti ho notato le lacune che naturalmente emergono nella pratica clinica di chi non ha potuto fare un corso di medicina. Questa mancanza viene ammessa con naturalezza dai miei colleghi americani che non esitano a chiedere preziosi consigli ogni volta che possono, con grande beneficio da parte dei pazienti.

In questi giorni ho sentito alcune discussioni relativamente alla possibilità di lasciar praticare l’agopuntura a personale non medico. Al di là del bene e del male della questione in sé io scelgo di mettermi dalla parte del paziente.

Il malato che viene da me a fare una visita ha un problema e vuole risolverlo usando la medicina cinese. Personalmente ritengo che sia un suo diritto e un mio dovere saper individuare precocemente la presenza di una malattia insidiosa e consigliargli l’iter diagnostico-terapeutico più adatto nel caso incontri i segni di una patologia potenzialmente grave che, in virtù della mia formazione, ho le competenze per individuare prima di dover fare i conti con le conseguenze di una mancata diagnosi.

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